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Una scuola, tante lingue

Una scuola, tante lingue
giugno 24
15:16 2016

Crescere tra tante lingue è un progetto di educazione plurilingue realizzato nel nido Cittadella e scuola dell’infanzia Sant’Antonio di Modena, due realtà dove l’85% dei bambini ha almeno un genitore con una lingua madre diversa dall’italiano. Il progetto nasce dal bisogno di coinvolgere le famiglie come interlocutori attivi nel progetto pedagogico-educativo dei due servizi.

Stefania Ferrari, curatrice del progetto, ci racconta la genesi e lo sviluppo dell’esperienza, la cui documentazione (attività realizzate coi bambini con contributi multimediali, e-boook illustrativi; attività svolte coi genitori; materiali illustrativi) è disponibile qui.

Buongiorno, stiamo per intervistare Stefania Ferrari, ricercatrice dell’Università di Verona e formatrice presso Memo già da parecchi anni, per parlare del progetto “Crescere tra tante lingue”, un progetto che si è svolto nel nido Cittadella e nella scuola d’Infanzia Sant’Antonio di Modena. Vogliamo chiedere innanzitutto a Stefania come è nato questo progetto e perché si è sentita l’esigenza di realizzare questa esperienza.

Il progetto è il risultato di una collaborazione tra Memo e il servizio 0-6 del nido Cittadella e della scuola dell’infanzia Sant’Antonio ed è nato all’interno proprio del servizio di formazione su misura: le insegnanti della scuola si sono rivolte a Memo proprio perché avevano delle difficoltà nella gestione delle dinamiche interculturali. Negli ultimi due anni infatti il servizio è passato da privato a convenzionato, quindi ha avuto un importante cambio di utenza e ad oggi circa l’85% dei bambini iscritti parlano una lingua diversa dall’italiano. Il progetto è nato proprio per dare una risposta efficace al rapporto con le famiglie, alle questioni legate al rapporto con le famiglie,  e anche ai bambini.

E come è stato strutturato, come si è svolto il progetto?

Innanzitutto si è partiti da un’analisi dei bisogni insieme alle insegnanti; abbiamo così identificato un punto di attenzione che potesse mettere insieme le famiglie e la scuola, e questo è stato proprio l’aspetto della lingua. Le insegnanti, da un lato, erano preoccupate rispetto all’acquisizione dell’italiano e per i genitori, invece, è molto importante il mantenimento della lingua materna. Quindi l’idea di partire da un bisogno condiviso permetteva veramente di rendere tutti quanti partecipi rispetto al progetto educativo e di promuovere soprattutto la partecipazione delle famiglie. Di qui è nata l’idea di sostituire l’insegnamento della lingua inglese con un progetto che portasse all’interno della sezione le lingue parlate dai bambini e per questo il progetto si chiama “Crescere tra tante lingue”. L’intervento didattico rivolto ai bambini si è concretizzato in  un paio di incontri settimanali su una delle lingue parlate a casa, ogni mese veniva cambiata la lingua. L’incontro veniva gestito dalle insegnanti insieme a un genitore che entrava a scuola nei panni proprio di esperto linguistico. Non tanto per fare attività di tipo interculturale, ma proprio per comunicare attraverso piccole pillole di insegnamento della lingua: quindi si insegnava a contare, si insegnava a nominare alcuni animali, magari venivano proposte delle canzoni. Poi le insegnanti nei momenti di routine, come ad esempio la merenda pomeridiana o il momento dell’appello, riprendevano proprio le forme linguistiche insegnate. Quindi il focus è stato prettamente linguistico, con questo ruolo rinnovato dei genitori. Visto il successo della prima annualità il progetto è andato avanti anche il secondo anno e qui si è pensato di coinvolgere per le quattro lingue più parlate anche un mediatore, in modo che appunto la ricaduta d’insegnamento didattico fosse il più possibile specializzata  e di valore.

Quali sono le ricadute che ci sono state dopo questa esperienza, quelle più rilevanti secondo te sulle famiglie o sui bambini?

Le ricadute sono state diverse. Innanzitutto per le insegnanti è stato molto interessante scoprire  che le famiglie partecipano nel momento in cui si parte da un bisogno condiviso. Scoprire anche che dare spazio alla lingua familiare significa proprio aprire dei momenti di dialogo importanti. Quindi i genitori poco dopo l’inizio del progetto hanno cominciato a partecipare di più alle riunioni, alle attività proposte dalle insegnanti, a entrare maggiormente in sezione e si è avviato un dialogo sicuramente più costruttivo. Con l’arrivo dei mediatori le insegnanti hanno potuto proprio aprirsi ancora maggiormente alla varietà linguistica interculturale e integrarla nella progettazione educativa. Per i bambini la partecipazione è stata molto alta, sia per i bambini italofoni che per i bambini che parlavano la lingua in questione, sia per i bambini che parlavano altre lingue, proprio perché le attività sono state piacevoli e soprattutto i bambini hanno apprezzato il poter dimostrare di sapere qualcosa e poter avere i genitori all’interno della sezione. E anche per i genitori la ricaduta penso sia stata importante. In alcune delle interviste effettuate una delle cose più rilevanti che è emersa è che i genitori hanno capito di più che cos’è la scuola. Quindi c’è stato per alcuni di loro proprio il passaggio dall’idea di scuola come luogo in cui il bambino rimane “mentre io lavoro” a spazio in cui invece avvengono delle cose importanti, interessanti e utili proprio dal punto di vista educativo per il bambino. E questi sono risultati, secondo me, importanti.

Il materiale uscito da questa esperienza è stato raccolto in un sito dove si possono visionare i materiali che sono stati prodotti?

Sì, una parte dei materiali, non tutti chiaramente, è stata raccolta all’interno di questa documentazione on line che è sul sito di Memo. Si possono trovare una descrizione dettagliata del progetto, alcuni power point, un articolo scientifico che spiega anche le motivazioni dal punto di vista teorico, rispetto allo sviluppo linguistico, dell’importanza della valorizzazione delle lingue degli altri, ma anche dell’avvicinamento dei bambini, in generale, alla varietà linguistica e alcuni dei materiali utilizzati sia dai genitori che dai mediatori.

per approfondimenti, visitate il sito del progetto.

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