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Progettare insieme un festival

Progettare insieme un festival
giugno 24
16:06 2016

Ogni anno, dopo l’estate si ricomincia.

Ricominciamo dall’ultimo Festival delle Culture per chiederci come è andata.

E’ il momento della valutazione partecipata.

Accade sempre che la soddisfazione sfumi le diverse criticità che mano a mano si fanno emergere: ritardi, incomprensioni, cambiamenti di programma, slittamento di eventi,  imprevisti, conflitti o disaccordi.

La soddisfazione diffusa è comunque contagiosa e alla fine è anche un po’ d’orgoglio che emerge nelle parole degli interventi. Si è soddisfatti/e perché ancora una volta il Festival delle Culture s’è fatto, il pubblico è aumentato, la città se ne è accorta, gli spettacoli e i dibattiti sono stati di qualità. Ha funzionato!

Si capisce che c’è senso di appartenenza. Una motivazione profonda che supera quella individuale per farsi collettiva. Ma è un’appartenenza che nulla ha a che fare con la logica divisiva  “dentro/fuori”. Non  esistono “gli estranei”. L’adesione è libera anche nei tempi: tutti/e possono entrare, aggiungersi, includersi; anzi è auspicabile.

Qui l’appartenenza è quella di far parte di un gruppo aperto (sempre aperto, anche in corso d’opera) e composto dall’eterogeneità delle persone: giovani, meno giovani, anziani, migranti, autoctoni, uomini, donne. Esperti e meno esperti. Artisti e artigiani. Musicisti professionisti e dilettanti. Carnivori e vegani. Ambientalisti e astrofili. Costituzionalisti e partigiani. Camionisti e scrittori. Insegnanti e studenti.  Gay ed etero. Rifugiati e ravennati, e l’elenco potrebbe continuare

Il Festival delle Culture è questo.

Questa è la nostra intercultura. E’ la sfida di mettere insieme le diversità. Cioè le persone.

E di questi tempi, non è piccola cosa.

E’ costruire relazioni fiduciarie e cooperative, senza escludere il conflitto.

Anzi, il conflitto è la naturale condizione delle relazioni se sono autentiche: diverse visioni che hanno la necessità di trovare una mediazione nell’interesse comune.

La metodologia della progettazione partecipata prevede uno spazio progettuale pubblico e arricchisce la collettività territoriale, accresce la socialità, lo scambio, la reciprocità, il benessere sociale.

Valorizza le competenze della comunità, fa emergere i talenti, sostiene e dà voce anche a chi solitamente è “fuori” dai circuiti culturali cittadini. Genera soddisfazione.

Detto in breve, favorisce  l’incontro delle persone e contribuisce allo sviluppo individuale e sociale dei soggetti coinvolti, in un processo generativo originale,  creativo ed espressivo.

Possiamo dire maieutico.

Partecipazione tra sviluppo di comunità e ricerca azione

La partecipazione è quindi la condizione necessaria: strumento, strategia e contenuto dell’intero processo. Una partecipazione che assume le forme della cittadinanza attiva e responsabile e ha il potere di incidere, di scegliere, di decidere. Senza questo “potere”, parliamo di una partecipazione “vuota”, laterale, accessoria

Secondo la teoria dello Sviluppo di comunità, ogni comunità (gruppo formale o informale) possiede al proprio interno le risorse e le competenze per trovare le soluzioni necessarie ai propri bisogni.

Noi operatori ogni volta che avviamo un percorso di progettazione partecipata ci esponiamo ad una discreta ansia dell’ignoto.

Cosa verrà fuori? Ci sono le condizioni?

E ogni volta ci sorprendiamo della ricchezza di idee, delle intuizioni, e del beneficio della contaminazione di tante teste che pensano insieme.

Gli strumenti che usiamo per facilitare il lavoro e le dinamiche, sono quelli della ricerca-intervento, per costruire conoscenza e promuovere azioni di cambiamento.

Gli elementi che la contraddistinguono secondo Chavis e Florin sono:

  • coinvolgimento dei cittadini
  • collaborazione su base volontaria
  • problem solving collaborativo
  • orientamento all’empowerment
  • focus sulle priorità significative per il gruppo

Progettare insieme significa allora, per noi operatori, dilatare il campo del “noi” con la  consapevolezza di non essere il centro del processo ma “solo” i facilitatori e promotori di ambienti relazionali inclusivi; essere disponibili all’imprevisto e al caos creativo, mettersi in gioco e in discussione; sapere condividere una corresponsabilità

Co-costruire una nuova visione e una nuova pratica della cultura è certamente una grande sfida . E’ anche una grande fatica (diciamocelo!) che un direttore artistico potrebbe risparmiarci, assumendosi la responsabilità e la garanzia del prodotto culturale

Ma non sarebbe più il “nostro”  Festival delle Culture, un processo umano sociale e culturale ancor prima che un bel prodotto culturale.

Fasi e modalità di realizzazione del progetto partecipato

La progettazione partecipata, individuata come metodologia di lavoro per la realizzazione del Festival delle Culture, avviatasi dal mese di ottobre 2015, anche quest’anno ha coinvolto un nutrito gruppo interculturale (una cinquantina di persone) che si è riunito e organizzato in un percorso ideativo, creativo e costruttivo secondo fasi e modalità tipiche delle pratiche dell’animazione sociale e di sviluppo di comunità

Ci sono stati gli incontri plenari (o assembleari) per costruire il linguaggio comune, gli obiettivi, le regole e il metodo, il filo conduttore del Festival a cui ogni gruppo di lavoro ha fatto riferimento. Quest’anno il tema/sfondo integratore  scelto, è : “I luoghi comuni”.

Ci sono stati gli incontri plurimi dei 5 Gruppi di lavoro tematici (gruppo laboratori, gruppo giovani e parata, gruppo spettacoli, gruppo dibattiti, gruppo comunicazione): ogni gruppo si è dedicato all’elaborazione di idee, alla possibile realizzazione e fattibilità progettuale nominando al proprio interno un referente coordiatore/facilitatore. E’ stato uno spazio creativo, di confronto, di raccolta  di documentazione e conoscenze, di ricerca e di organizzazione . Nei gruppi di lavoro, la conoscenza viene fuori dall’esperienza personale e dalla sua condivisione, in un lavoro di esplorazione e scoperta delle tante risorse umane di cui dispone in primo luogo la città e i suoi dintorni, ma con uno sguardo aperto all’intero territorio nazionale ed europeo

Infine le progettazioni dei gruppi sono state portate alla plenaria (il 25 maggio), discusse ed approvate. Quindi l’assemblea ha avuto il compito di decidere il palinsesto del Festival  con una visione comune d’insieme, coerente e integrale.

Ancora una volta il Festival delle Culture tornerà e la città se ne accorgerà. Il programma completo 

Per aggiornamenti: www.festivaldelleculture.org

 Antonella Rosetti (Responsabile della Casa delle Culture del Comune di Ravenna)

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