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“Dare voce ai giovani, ecco la prossima sfida per il Consiglio degli stranieri”

“Dare voce ai giovani, ecco la prossima sfida per il  Consiglio degli stranieri”
maggio 19
01:40 2015

Roberto Ravaioli è il referente diocesano del Servizio Migrantes Diocesano. Conosciuto in città per essere il promotore della ricerca azione sulle seconde generazioni, curata dalla  sede forlivese della Facoltà di Scienze politiche,  Università di Bologna,  ha un occhio di riguardo per tutto qullo che si muove nel mondo giovanile.

Bisognerebbe trovare il modo di dare voce agli studenti che vengono dagli altri paesi del mondo,- ci dice durante l’intervista –  sono tanti, iscritti alle  facoltà di lingue, economia e scienze politiche, interessati a imparare e a riproporre certe esperienze fatte qui anche nei loro paesi. Eppure passano e nessuno si accorge di loro.

Pensa che il Consiglio degli stranieri sia una esperienza che ha senso nell’attuale contesto socio culturale ?
Il Consiglio degli stranieri serve se è in grado di maturare un percorso, di trovare sbocchi operativi. Pur stando all’interno dei limiti legislativi, gli eletti potrebbero intraprendere campagne sul diritto di cittadinanza, sul voto amministrativo. Il Consiglio non deve essere un mezzo attraverso cui le istituzioni si lavano le coscienze, facendo vedere che  ci si sta occupando anche dei migranti. Anzi se il Cosiglio esiste solo formalmente, questo può diventare controproducente,  prima di tutto per la delusione che produrrà negli stessi cittadini immigrati.

Cosa  può fare  il Consiglio dei cittadini stranieri per non apparire un atto formale?
Io ho una idea tutta mia della cittadinanza: credo che questa non si sostanzia solo con i diritti, ma molto con i doveri, con quello che le person sanno fare in modo attivo per migliorare la condizione di vita di tutta la comunità. Per questo sostengo una idea di cittadinanza, che si fonda sulla responsabilità, sul fatto che la città in cui ciascuno di noi vive poggia sul contributo sociale e culturale che ognuno dà. Penso che sia un dovere delle istituzioni sviluppare una cittadinanza attiva nei migranti, ma che sia dovere anche dei migranti cercare di esprimere una buona partecipazione al destino della comunità in cui vivono.

Cosa pensa dell’esperienza del precedente Consiglio?
Ho partecipato alle attività di preparazione dei vari forum tematici e anche ai forum stessi. Ci sono alcuni aspetti che mi hanno colpito: il primo è che in alcuni rappresentanti c’era una scarsa conoscenza della realtà nella quale si muovevano. La seconda è che se i forum sono stati bei momenti, interessanti , però poi non c’è stato seguito. Certo la partecipazione delle persone non è una cosa semplice, inoltre dobbiamo sapere che a Forlì abitano circa 90 etnie, non è proprio possibile pensare di parlare a tutti nello stesso modo. Tuttavia credo che sia importante che le istituzioni colgano i segnali che vengono dalle comunità, anche attraverso il Consiglio, per poi fare sintesi delle esigenze e passare ad azioni concrete.

Cosa si aspetta da questo nuovo Consiglio ?
Vorrei che il prossimo Consiglio dedicasse più attenzione ai giovani, alle loro esigenze. Io temo che saranno pochi i giovani di seconda generazione che andranno a votare, e questa è una responsabilità delle famiglie, degli adulti. Perciò è necessario focalizzarsi su di loro. Inoltre potrebbe essere un compito dei nuovi rappresentanti sviluppare il sentimento di cittadinanza attiva nelle comunità migranti che vivono in città. Quale è il profilo della Forlì di domani, come la immaginano e la vorrebbero i cittadini immigrati e come la costruiranno assieme agli italiani?

Successivamente alle elezioni, il Comune di Forlì aprirà un bando per scegliere 10 rappresentanti non eletti, ma proposti dalle associazioni cittadine. Anche Migrantes è interessata a esprimere qualche nome?
Noi non siamo una associazione e quindi non potremmo esprimere nomi. Abbiamo però lavorato perchè i cittadini migranti esprimessero le loro liste e, una volta eletti i primi 20 rappresentanti, vorremmo poter coinvolgere qualche cittadino immigrato,  che pensiamo possa dare un contributo positivo al lavoro del Consiglio.  A noi non interessa  “equilibrare” la rappresentatività del Consiglio, ci interessa che nel Consiglio siedano persone che possano essere di sprone alle attività. Per quanto riguarda Migrantes, ci piacerebbe essere invitati ai lavori del Consiglio, ci sentiamo di poter facilitare il rapporto tra il Consiglio e le istituzioni italiane, di poter aiutare ad avvicinare gli uni agli altri,  società civile e cittadini stranieri.

(F.F)

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