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Una preghiera a tre voci per la pace

Una preghiera a tre voci per la pace
aprile 16
14:32 2015

Sarà oggi, 16 aprile, alle 18 a Villa Revedin a Bologna, la preghiera a tre voci, cristiana, islamica ed ebraica, per la pace e la giustizia, a seguito dei tanti fatti sanguinosi perpetrati dagli estremisti islamici. Ma non sarà per tutti, dato che l’evento è a invito: la terrazza della villa, scelta per l’analogia con l’iniziativa di papa Francesco dei Giardini vaticani di qualche tempo fa, spiega infatti monsignor Stefano Ottani, può contenere al massimo 150 persone. E quindi si è deciso di consegnare 50 inviti per ognuna delle tre religioni. Tra i cristiani, però, non ci saranno solo i cattolici, ma anche rappresentanze della comunità ortodossa e riformata, “segno dei rapporti più che positivi con queste comunità”, sottolinea Ottani, ricordando che la chiesa cattolica e quella riformata stanno già lavorando per la celebrazione comune dei 500 anni dalla Riforma, nel 2017.

L’iniziativa, annunciata già da qualche tempo, nasce in ottobre, durante una udienza dal cardinale Carlo Caffarra con la comunità islamica di Bologna e con il suo coordinatore Yassine Lafram e condivisa con il rabbino Alberto Sermoneta, l’archimandita Dionisos Papabasileiou e il pastore Michel Charbonnier, che saranno presenti anche loro oggi, assieme ai 12 imam delle moschee cittadine. A partire dalle 18, ognuna delle confessioni dirà una preghiera, chiederà perdono per i peccati e poi proporrà una invocazione per la pace, il tutto usando prevalentemente l’italiano, in modo da essere comprensibili a tutti. I momenti saranno intervallati da mini concerti della Bologna Youth Chamber Orchestra, tranne che per quello islamico (che non usa musica per le celebrazioni) che, invece, vedrà una recita “cantilenata” di alcuni versetti del Corano. Alla fine, i partecipanti scenderanno in giardino per piantare assieme un ulivo, simbolo di pace, accompagnati dal coro dei bambini della Parrocchia dei santi Bartolomeo e Gaetano.

La preghiera a più voci, probabilmente l’unica dopo quella di Roma, nasce anche per negare il concetto di scontro tra civiltà, chiarisce oggi Ottani. Le stragi dell’Isis “hanno dimostrato che l’islam non è una civiltà monolitica e anzi, la maggior parte dei musulmani è vittima del terrorismo”. Per questo si sono moltiplicate le prese di distanza e le condanne delle violenze e anche a Bologna “ci sono state pubbliche dichiarazioni delle comunità islamica contro il terrorismo, come quella del 4 ottobre davanti alla statua del patrono, San Petronio, aggiunge Ottani. “La capacità di distinguere tra chi esalta la violenza e e chi vuole la pace permette anche nuove relazioni interpersonali, con iniziative comuni e solidali, che si stanno moltiplicando”

Sulla stessa linea Lafram, che definisce quella del 16 un “messaggio di coesione e convivenza civile, in un momento difficile, nel quale ascoltarsi tra religioni non è facile”. Si tratta di un atto simbolico, prosegue, “che vuole promuovere il dialogo, necessario, tra persone anche nella quotidianità, nel lavoro, nella vita di ogni giorno”. Per Lafram, soddisfatto che l’iniziativa sia “variegata e inclusiva”, Bologna “saprà essere all’altezza”. Sermoneta, da parte sua, giudica la preghiera come un primo passo: “Noi prepariamo il terreno, i nostri testi dicono infatti che non si deve avere la presunzione di portare a termine un’opera, l’importante è iniziarla”, conclude.

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