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Licei: off limits per gli studenti stranieri

Licei: off limits per gli studenti stranieri
marzo 05
09:07 2015

Stando ai dati raccolti dal progetto Second-gen – realizzato dall’Università del Piemonte orientale, in collaborazione col Gruppo Abele e il Forum internazionale ed europeo di ricerche sull’immigrazione (Fieri) – oggi soltanto il 18 per cento degli studenti immigrati sceglie il liceo dopo le medie, contro un 45 per cento di studenti italiani.

E non sono i genitori a spingerli verso percorsi educativi più brevi e professionalizzanti, ma la scuola stessa; il cui servizio di orientamento agisce da vera e propria “diga” tra italiani e stranieri, indirizzando l’80 per cento dei primi verso il liceo, contro il 30 per cento dei secondi.
Questi risultati possono sembrare esagerati secondo alcuni, ma per molti sono solo i propri sospetti finalmente riconosciuti su carta.

Fadma, nata in Italia e studentessa di Scienze Politiche presso l’Università di Bologna, al terzo anno di scuole medie fu indirizzata dai propri professori verso la scelta di un istituto professionale, a dispetto delle sue aspettative ed ambizioni per il futuro. “Sono straniera – dice – ed è per questo che mi hanno indirizzata verso un istituto professionale, secondo loro era inutile che provavo a fare altro perché non ce l’avrei mai fatta”.

Nihed, invece, dice di non aver subito una discriminazione del genere, “a me indirizzarono verso la scelta di un liceo psico-pedagogico perché dicevano che ero paziente ed adatta a lavorare con i bambini. I professori – aggiunge – hanno sempre creduto in me”.

All’origine di questa disparità tra studenti stranieri e studenti italiani, secondo Enrico Allasino, ricercatore Fieri , ci sarebbe anche “una presunta barriera linguistica, che, con la crescita delle seconde generazioni, nate e cresciute in Italia, si rivela sempre più come un falso problema”. Stando agli ultimi dati ministeriali, in effetti, l’anno scorso nelle scuole italiane si è registrato l’atteso “sorpasso” delle seconde generazioni sugli allievi nati all’estero e arrivati in seguito in Italia. Per Allasino, dunque, il problema della lingua nasconderebbe “un pregiudizio duro a morire, da parte dei docenti e del sistema scolastico in generale”

Ma secondo Majida, studentessa alla facoltà di Economics and Finance, “a parte l’andamento scolastico di ognuno, è naturale che un insegnante indirizzi uno studente straniero ad un professionale se quest’ultimo è in Italia da pochi anni, o se vede in lui alcune difficoltà. Tuttavia, aggiunge Majida, questo ragionamento non sempre è giusto perché involontariamente trascura gli interessi e la forza di volontà della persona.. che nonostante tutte le difficoltà che può riscontrare può arrivare dove vuole”.

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Zineb Naini

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