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Emergenza casa: a Ravenna nasce un “albergo sociale”

Emergenza casa: a Ravenna nasce un “albergo sociale”
febbraio 03
11:11 2015

Un palazzo trasformato in “albergo sociale” per madri e figli sotto sfratto. Diverse stanze singole, ognuna con una piccola cucina, e tanti spazi comuni ospiteranno a Ravenna 9 famiglie che fino a poco tempo fa vivevano in un albergo dopo aver perso la propria casa a causa delle difficoltà economiche.

Il progetto di co-housing è stato realizzato dall’Amministrazione comunale che ha riadattato il palazzo di via Torre, già utilizzato come dormitorio per il Piano Freddo negli anni precedenti, per far fronte al problema abitativo che coinvolge sempre più persone in città. “Da qualche anno la situazione è diventata sempre più critica – dice Giovanna Piaia, assessore al Welfare di Ravenna – Questo progetto non è altro che un tentativo di dare una risposta all’emergenza casa”. Sono, infatti, molte le famiglie che si sono ritrovate per strada e a cui il Comune e i servizi sociali hanno cercato di dare un tetto. “Al momento abbiamo 70 appartamenti occupati da famiglie e persone singole, un’altra ventina di nuclei familiari vive da tempo in alberghi convenzionati e una decina convivono in altri stabili – continua Piaia – Siamo al limite e facciamo il possibile con ciò che abbiamo a disposizione”.

Ecco allora che l’idea di adattare i palazzi in “alberghi sociali” è un modo per tamponare questa situazione. La sistemazione è provvisoria e pensata per accogliere le persone, in particolare donne con bambini, in difficoltà e fornire loro un aiuto per riprendersi. All’interno dell’“albergo sociale”, infatti, sarà presente un operatore che accompagnerà le famiglie in un percorso che le riporti verso l’indipendenza economica, a partire dalla ricerca di un lavoro. “A oggi, nelle diverse abitazioni e alberghi ci sono ancora le stesse persone, in poche sono riusciti a lasciarli – dice l’assessore –. Questo è un problema, non solo perché dimostra quanto la crisi stia colpendo duro, ma anche perché non abbiamo il posto per accogliere chi si viene a trovare nella stessa condizione. A rischio, adesso, ci sono 26 famiglie con 35 bambini che nei prossimi mesi potrebbero non avere più una casa”.

Un problema sul quale non solo le istituzioni ma anche i sindacati e le diverse associazioni lavorano per individuare una soluzione. “La maggior parte degli sfratti è legata alla morosità e questo dimostra quanto il problema sia grave – dice Enzo Mosi segretario del Sunia di Ravenna, sindacato degli inquilini della Cgil –. Nella nostra provincia sono state 600, nella prima metà del 2014, le procedure di sfratto, di cui 300 esecutive”. Un dato preoccupante che fa il paio con le circa 700 domande ricevute dal sindacato da parte di persone che vivono in una situazione di difficoltà economica e chiedono di partecipare al bando per ricevere dal Comune il contributo per l’affitto. Previsto dalla legge, il contributo è finanziato da un fondo nazionale per il sostegno all’accesso delle abitazioni in locazione e prevede che possano farne richiesta persone con un  reddito annuo basso o che abbiano all’interno del nucleo familiare over65 o disabili.

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