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Alunni stranieri: ora scelgono anche il liceo

Alunni stranieri: ora scelgono anche il liceo
febbraio 19
11:35 2015

Mentre il dibattito sulla riforma della legge sulla cittadinanza ai figli di immigrati si trascina da anni e da governo a governo senza trovare risposta concreta, i dati sulla presenza di alunni stranieri nelle scuole italiane indicano per la prima volta il sorpasso delle cosiddette seconde generazioni su quelli nati all’estero. È questo uno degli aspetti principali messi in evidenza dallo studio realizzato sul 2014 dalla fondazione Ismu per il ministero dell’Istruzione, “Alunni con cittadinanza non italiana”.

Il rapporto, è stato presentato oggi 19 febbraio, dal ministro Giannini a Roma, nel corso di un incontro con i dirigenti delle scuole a più alta incidenza di alunni stranieri. L’Ismu ha approfondito i dati dell’anno scolastico 2013-2014, che riportavano una presenza complessiva di 803mila alunni con cittadinanza non italiana iscritti nelle scuole di ogni ordine e grado. Il 9% del totale degli studenti. Una presenza sempre più “naturale” insomma. Eppure il binomio scuola e immigrazione continua a conquistare lo spazio mediatico solo per alimentare di polemiche legate alle esibizioni dei crocifissi, o dei presepi oppure nelle proteste dei genitori italiani per gli elevati tassi di presenze di ragazzi stranieri o figli di immigrati nelle classi. “Solitamente il racconto che viene fatto è soprattutto sugli aspetti negativi, anche da parte di decisori politici. È come se si affrontasse il discorso degli studenti stranieri partendo solo dalle difficoltà di integrazione”, sostiene Vinicio Ongini, esperto del ministero dell’Istruzione e curatore del rapporto insieme all’Ismu.

I nuovi dati parlano di una condizione degli studenti non italiani dove permangono alcuni problemi: chi è arrivato adolescente o preadolescente con alle spalle anni di scuola nel proprio paese di origine e quindi con sistemi scolastici diversi, trova molta difficoltà e registra i tassi di insuccesso maggiore. In generale le difficoltà sono quindi riconducibili al ritardo scolastico, al maggior tasso di bocciature e ad un terzo elemento ambivalente: scelgono prevalentemente gli istituti tecnici e professionali. Ci sono degli elementi negativi in questa scelta, frutto spesso di un orientamento al ribasso per cui anche studenti figli di immigrati che hanno capacità vengono orientati a questo tipo di studi. Gli ultimi dati stanno disegnando però un quadro in cambiamento, un sorpasso dei tecnici sui professionali e un aumento di presenze anche nei licei. Un dato positivo dovuto principalmente all’aumento del tasso delle seconde generazioni sul totale degli alunni di cittadinanza non italiana.

Per la prima volta i nati in Italia sono più della metà e per la precisione il 51,7%. Un dato importante anche perchè dal punto di vista del successo scolastico le cosiddette seconde generazioni si stanno avvicinando ai tassi dei coetanei italiani. Un’altra novità è rappresentata dal passaggio all’università. Sono più gli studenti stranieri provenienti dai tecnici e dai professionali che si iscrivono all’università rispetto agli italiani. Un quadro in evoluzione su cui pesa anche la spinta delle famiglie che investono e credono nell’istruzione quale leva di mobilità sociale. La ricerca indica inoltre che gli alunni non italiani vanno meglio soprattutto in matematica e in alcune regioni del sud, come la Campania, superano in termini di successo scolastico i ragazzi italiani. Le difficoltà però permangono nell’accoglienza e nel sostegno a coloro che arrivano adolescenti nel sistema scolastico.

“Le motivazioni dell’abbandono – sempre secondo Vinicio Ongini – stanno nel taglio e nell’assenza di risorse economiche adeguate per attuare quel percorso, non chè nel fatto che a livello politico il tema è considerato un tema spinoso, difficile, che non porta voti. Oltre alla mancanza di consapevolezza nella classe dirigente che questo non è solo un problema e un tema spinoso, ma un’occasione di cambiamento vero. Non se ne vede il vantaggio. Ma non è forse un vantaggio, per noi che siamo così provinciali rispetto ad altri paesi europei, che circolino più lingue nelle nostre scuole?

(www.redattoresociale.it)

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