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9 raccomandazioni sul valore dell’immigrazione

9 raccomandazioni sul valore dell’immigrazione
febbraio 03
11:12 2015

Una rappresentazione degli immigrati vicina alla realtà e lontana dagli stereotipi è possibile. Basta farsi le domande giuste ed essere disposti a modificare la propria visione delle cose. Lasciando spazio alla complessità, all’analisi, a una lettura più pacata e attenta dei fenomeni sociali. Un obiettivo ambizioso quello della Fondazione Leone Moressa che presenta nove raccomandazioni per giornalisti e operatori dell’informazione, all’interno del volume “Il valore dell’immigrazione”, uno studio su 846 articoli pubblicati nel primo semestre del 2014 da Repubblica, Corriere della sera e Sole 24 ore, realizzato con il contributo di Open Society Foundation e presentato il 29 gennaio a Roma.

Ecco i suggerimenti che la fondazione propone per una comunicazione corretta:

1- Da problema a componente della società: quando si parla di immigrazione non bisogna dimenticare i dati, non si può considerare il fenomeno dell’immigrazione solo come un’emergenza, quindi temporaneo, ma come parte integrante della società italiana;
2- Raccontare la complessità dei fenomeni: la realtà solitamente presenta più sfaccettature. Le migrazioni sono il frutto di innumerevoli aspetti sociologici, antropologici, economici e politici, quindi una reale conoscenza della “geografia umana” dell’immigrazione e delle sue dinamiche nel territorio italiano permettono una lettura più corretta del fenomeno;
3- Dare voce ai protagonisti: è necessario considerare gli immigrati degli interlocutori in quanto oggetti di un dibattito che li vede protagonisti:
4- Le diverse facce dell’immigrazione: per evitare di contribuire a forme di discriminazione ed esclusione è opportuno rinunciare ad utilizzare la propria cultura di appartenenza come metro di giudizio assoluto nei confronti di tutte le altre;
5- L’imprenditore straniero: va considerato l’apporto dell’immigrazione all’economia dei paesi riceventi che in Italia ammonta a 85 miliardi di euro annui;
6- L’occupato straniero: l’immigrazione non fa abbassare i salari e non toglie lavoro agli italiani, nel redigere un articolo bisogna quindi valutare la situazione reale dell’occupazione straniera per non dare adito a stereotipi comuni;
7- Il contribuente straniero: le famiglie immigrate contribuiscono maggiormente al bilancio pubblico a causa degli alti tassi di occupazione e della diversa struttura demografica, quindi non bisogna dimenticare l’importanza che questa componente potrebbe avere anche a livello di fiscalità italiana;
8- Raccontare modelli positivi di integrazione: promuovere le esperienze di integrazione positive sorte dal basso è uno strumento utile per presentare un’altra immagine dell’immigrazione, fatta non solo di episodi di cronaca, ma anche di relazioni e percorsi di inter-azione;
9- Gli stranieri come attori economici: è il momento di spostare l’attenzione mediatica sull’immigrazione su temi reali cominciando a vedere gli stranieri come attori economi e sociali ormai radicati in Italia e non più marginali.

Questi punti, ad un occhio attento, possono sembrare scontati, quasi superflui da ricordare, ma l’Italia è uno dei paesi in cui la presenza migrante sui propri media è quasi esclusivamente di matrice negativa, è sempre utile ricordare, quindi, che in realtà questo aspetto è solo uno delle altre infinite possibilità e potenzialità dell’immigrazione. Di certo è quello minoritario, come i dati ci raccontano.

Per leggere il rapporto completo:
www.fondazioneleonemoressa.org

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