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Sport: arbitri da formare sulla multiculturalità

Sport: arbitri da formare sulla multiculturalità
gennaio 27
12:09 2015

“Manca una cultura e una formazione adeguata degli operatori. Soprattutto nei campi da calcio periferici”: Carlo Balestri, responsabile del Dipartimento politiche internazionali, cooperazione e multiculturalità di Uisp (Unione Italiana Sport per tutti) e responsabile dei Mondiali Antirazzisti, commenta così quanto accaduto di recente sul campo da calcio di Poggio Rusco, in provincia di Mantova.

La partita è Poggese contro Sant’Egidio, categoria Juniores. Un ragazzo di colore della squadra ospite fa un fallo, non cattivo, su un avversario che, dopo essersi alzato, gli urla in faccia ”negro di m…” per due volte. L’allenatore del sant’Egidio, Riccardo Nizzola, vede e sente tutto e chiede spiegazioni all’arbitro, che sostiene di non avere sentito nulla. Nizzola esce e va in tribuna, senza che l’arbitro ce l’abbia mandato. I suoi ragazzi, per solidarietà con il compagno insultato, si fanno espellere uno dopo l’altro, fino a restare in 6, numero che obbliga l’arbitro a sospendere la partita.

“Avremmo dovuto essere in campo per capire esattamente le dinamiche. Ma se è davvero andata così… L’arbitro, soprattutto a quei livelli, dovrebbe essere un educatore prima ancora che un tecnico del regolamento, adeguatamente formato anche sul tema della multiculturalità” – aggiunge Balestri.

“I ragazzi vivono nell’esempio distorto del calcio maggiore, dei genitori sugli spalti, degli adulti che pensano che l’unica cosa importante sia vincere. Per questo, è necessario che gli allenatori e gli arbitri siano formati”, dice Balestri. Così, per esempio, Uisp Bologna ha dato vita a ”Oltre le regole: facciamoli giocare, lasciamoli giocare”, un progetto rivolto a ragazzini dagli 8 ai 14 anni (80 società sportive coinvolte, per un totale di 1.800 bambini). Un campionato senza classifica ne’ cartellini, con tutte le sostituzioni che si vogliono, dove l’arbitro prima della partita incontra una rappresentanza dei genitori chiamati a tifare solo a favore e mai contro e in campo interrompe il gioco quando necessario per spiegare le regole, i codici e il fair play.

(www.redattoresociale.it)

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