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Hai detto Charlie?

Hai detto Charlie?
gennaio 14
00:37 2015

Ho visto un programma francese in cui i giovani della banlieue reagiscono sulla strage del 7 gennaio a Parigi. Per tanti di loro è una montatura orchestrata da qualcuno…non ci credono. Citano il caso Dieudonne, un comico francese di pelle nera, reputato dalle autorità francesi come anti-semita, ma considerato dai banlieue come coraggioso, l’unico che critica apertamente il comportamento di alcuni ebrei senza aver paura di esser trattato da anti-semita.
Così non ci credono due ragazzi, tutti di origine maghrebina che conosco e che vivono in Italia.

La realtà a mio avviso è che questi ragazzi europei nati da genitori stranieri non si sentono parte di nessuna società, né quella dei genitori né quella dove sono nati. La spaccatura fra loro e la società è grande. Noi possiamo fare delle marce, possiamo accendere candele, possiamo abbonarci a CHARLIE HEBDO, possiamo cantare “Bella Ciao” o la Marseillaise…., ma non si avvicineranno per quello. Magari ci farà sentire meglio, ma cambieremo poco.

Davanti ad un evento così traumatizzante capisco se cerchiamo di rimuovere, se rimaniamo in superficie senza andare in fondo a cercare le radici del problema. Il mio pensiero è che la confusione è a tale punto che i nostri figli hanno deciso di massacrare delle persone senza sapere niente delle loro vite o delle loro idee semplicemente perché un barbuto nello Yemen li ha indicati come nemici di Allah.

Perché? Vogliamo vedere che la nostra società in questi ultimi dieci anni ha solo adorato i soldi potenziando i ricchi, le multinazionali e montando i poveri gli uni contro gli altri generando nel suo seno i propri nemici? Se uno grazie ai suoi soldi scappa alla giustizia con leggi fatte ad hoc per salvarlo, io faccio fatica ad insegnare ad Ambra, mia figlia, che i soldi non sono tutto nella vita. Se i carceri sono la più grande fabbrica di terroristi in Europa, non le moschee. Forse il nostro compito è di fare i modo che non finiscano lì. Per questo sono felice di aver dedicato la mia vita in Italia al sociale e ai progetti di intercultura, perché vanno di pari passo con gli armi se noi vogliamo vivere in tutta sicurezza e in pace.

Purtroppo in 7 anni di vita a Ravenna ho visto andare in fumo tante delle belle cose fatte nel campo dell’immigrazione. Ormai il comune ha delegato tutto a cooperative che purtroppo nel scegliere il personale hanno le idee ben chiare sugli origini dei loro dipendenti. Insomma fa male quando a discriminare è la brava gente di sinistra… credetemi non riuscirete a integrarci pensando a noi solo come utenti… non ce la farete.

Gli immigrati non possono essere solo del business. Non basta sventolare l’identità nazionale per creare coesione nella società, non basta assumere più poliziotti per garantire la sicurezza. La mafia di Roma l’ha capito bene: gli immigrati pagano meglio del traffico di droga perché è lì che la società è debole, ed è lì che l’Unione Europea mette più soldi.

Facciamo in modo che i figli non finiscano come i ragazzi delle banlieue parigine, i loro genitori hanno subito tutti i giorni delle umiliazioni fino a pensare che essere onesti nella nostra società non paga. Facciamo in modo che più nessuno si senta così isolato da decidere di uccidere in massa per attrarre l’attenzione. Perché non possiamo niente contro chi fornisce ai nostri figli l’elenco della gente da ammazzare, ma possiamo fare in modo che non si ritrovino dove vengono indottrinati. Possiamo pensare di fare uno Ius Sanguinis ancora più duro, possiamo sopprimere l’accesso alla cittadinanza agli stranieri ei i loro figli…

Sapete chi sono Marco Valentini, Livio Tomasini, Giuliano DelnevoStefano Porceli? Sono combattenti, italiani di sangue, dell’ISIS …..credetemi sono italiani di Genova, Reggio Emilia, Calabria, cioè dal nord al sud. Facciamo qualcosa prima che partano altri dei nostri figli. Creiamo una società giusta dove ci siano leggi chiare che tutelino tutti, non solo i ricchi. Smettiamo di votare per chi mette sulla sua lista dei pregiudicati, perché uno disonesto non farà mai una legge giusta.

Franck Viderot

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