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Tra parità di genere e violenze familiari: la comunità marocchina si interroga

Tra parità di genere e violenze familiari: la comunità marocchina si interroga
dicembre 17
10:37 2014

“E’ un episodio grave di maschilismo e una manifestazione del sistema patriarcale che è ancora presente in alcune famiglie provenienti dal Marocco. L’Islam non c’entra, così come non si può generalizzare a tutte le famiglie musulmane”: è quanto dichiara Latifa Bouamoul, vicepresidente della Associazione Life onlus e membro del Direttivo della Federazione islamica Emilia Romagna, quando la incontriamo per parlarle della denuncia fatta da una sedicenne marocchina contro il padre e i fratelli, che l’avevano duramente percossa, per essere andata, in compagnia di un amico, a fare un giro all’Iper di Forlì.

L’episodio, pubblicato nella cronaca di Forlì dai quotidiani locali, ha sollevato una ridda di commenti, alcuni contro la cultura araba e la religione islamica, accusate di favorire questi comportamenti violenti all’interno delle famiglie.
Latifa ci tiene a precisare che, per intervenire sulle vere cause di questi comportamenti, è necessario sgombrare il campo da facili stereotipi: “nella religione dell’Islam il rapporto tra uomo e donna è incentrato su un reciproco riconoscimento di diritti e doveri. Nel Corano le donne e gli uomini sono legati da uno stretto vincolo di fratellanza, in quanto creati entrambi da una sola anima. Un buon musulmano deve trattare bene sia la moglie sia le figlie.”
Questi comportamenti violenti hanno le loro radici nella cultura maschilista che ancora resiste in alcuni strati della società marocchina, e contro la quale sono attive da anni associazioni di volontariato che agiscono in vario modo per modificare questa mentalità.
“In Marocco” – continua Latifa – “ abbiamo due tipi di associazioni femminili, alcune laiche, sul modello occidentale, e altre religiose. Queste ultime sono particolarmente seguite e stanno lavorando con le famiglie aiutando a risolvere i conflitti intergenerazionali e svolgendo una azione di mediazione familiare, a favore di un maggiore riconoscimento dei diritti delle donne.”
Anche Fatiha Haffar, mediatrice interculturale della Cooperativa DiaLogos, sottolinea questi elementi di rinnovamento nella società marocchina: “ad Agadir, dove mi sono recata l’estate scorsa, è presente una associazione che accoglie ragazze madri, ne ospita i bambini in un asilo, mentre promuove la ricerca di lavoro per le mamme. Opera inoltre per favorire il reinserimento delle ragazze nelle famiglie di provenienza. Le associazioni per i diritti delle donne sono composte da donne e uomini, a dimostrazione che il problema è sentito in tutta la società marocchina.”
Un altro aspetto importante è il rinnovamento della legislazione marocchina relativa al diritto di famiglia che garantisce una maggiore parità tra uomo e donna: violenze di questo tipo non sono più tollerate e le denunce, quando partono, portano all’arresto immediato dei colpevoli.
Va infine fatta una riflessione su cosa sia necessario per prevenire questi comportamenti anche tra quanti lasciano il loro paese per vivere in Italia: Latifa ritiene che l’esperienza di immigrazione renda le famiglie maggiormente fragili, dato che si rompono i legami familiari che in patria aiutavano a mediare eventuali conflitti interni tra coniugi o tra genitori e figli.
La famiglia si trova da sola, i parenti e gli amici spesso restano in patria, mentre fare nuove conoscenze e stringere un rapporto di fiducia con enti e istituzioni italiane ( la scuola, i servizi comunali, le aziende…) necessita tempo e dipende da vari fattori, quali la propensione a intessere relazioni e il livello culturale di partenza. Fatiha , che incontra tante donne nel lavoro di mediazione interculturale presso il Centro Donna di Forlì, sottolinea il loro bisogno di dialogo e la necessità che confrontarsi su tante tematiche inerenti la condizione della famiglia e l’educazione dei figli. “Nella mia esperienza di lavoro come mediatrice culturale e come volontaria della associazione Life – conclude Latifa – vedo che è fondamentale ricostruire un tessuto di relazione con le famiglie, per aiutarle a mettersi in un positivo rapporto con la società nella quale vivranno per tanti anni. Ai genitori dico sempre che devono scegliere fin da principio in quale rapporto mettersi con la cultura locale, perché i loro figli e le loro figlie crescono nel contesto di immigrazione, diventano adolescenti in Italia e bisogna costruire assieme a questi giovani l’inserimento della famiglia nel nuovo contesto di vita.”

Fabbri Fulvia (Segni e Sogni)

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