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La tortura democratica

La tortura democratica
dicembre 02
07:01 2014

Qualche anno fa decisi che sarebbe stato interessante addentrarsi nel mondo della tortura e del terrorismo, solo non sapevo quale aspetto meritasse di essere approfondito maggiormente. Facendo qualche ricerca arrivai alla conclusione che avrei approfondito l’aspetto “umano”, “sociale” e “democratico” della tortura praticata contro i sospetti terroristi internazionali (per definizione di molti automaticamente islamici).

Ora, sono consapevole che queste tre definizioni sono probabilmente proprio quelle che più si dovrebbero discostare dal termine tortura, ma appunto… dovrebbero.
Ho presto scoperto che così non è, l’attacco indubbiamente terroristico alle Twin Towers del 2001 è bastato a far archiviare nel dimenticatoio secoli di lotta contro l’utilizzo della tortura come parte fondante del sistema giuridico dei paesi occidentali. In questo secolo, come nel XIII (secolo della prima Inquisizione), la tortura è diventata più morale, più necessaria, più accettabile, quindi più… democratica.

Una grande differenza esiste però tra la tortura praticata dalla Chiesa secoli e secoli fa e quella invece caratteristica dei nostri tempi. Direte: la tortura è tortura, quale differenza potrà mai esserci tra il dolore di un pover’uomo considerato eretico e il dolore di un pover’uomo considerato terrorista?
Beh ce n’è una di molto grande ho scoperto, come secolo moderno in cui siamo, la tortura non poteva essere da meno. La tortura oggi è più efficace, mirata, fatta a misura di terrorista (per chi tortura non è un “sospetto terrorista”, è solo un terrorista, finché non dimostra il contrario.. sempre che  sopravviva al trattamento ad esso riservato).

Com’è possibile ciò? “Naturalmente” grazie alle scienze umane, ai sociologi e, soprattutto, agli antropologi. Una parte di questi ha deciso di contribuire alla “War on terror” di Bush con i mezzi a propria disposizione, cioè la ricerca e il sapere. Hanno deciso, con i dovuti benestare, di consacrare le loro conoscenze al miglioramento delle tecniche di tortura da utilizzare contro i presunti terroristi di religione musulmana.

Li hanno osservati e studiati, ne hanno analizzato i comportamenti e la religione, hanno cercato di capire cosa li fa felici e cosa li distrugge.. non i terroristi, ma il popolo arabo. Il risultato? Lo si può tranquillamente contemplare nelle foto scattate ad Abu Ghraib, di cui molti si ricorderanno.
Gli antropologi, coloro che detengono il sapere e che lo dovrebbero utilizzare per migliorare il mondo, sono oggi in parte coloro che aiutano a migliorarne la degradazione. Perché, come disse un antropologo “arruolato” dall’esercito americano: “Prima conosci il tuo nemico poi…distruggilo”

Per maggiori informazioni sul tema:
David H. Price, “Weaponizing Anthropology: Social Science in Service of the Militarized State”

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Zineb Naini

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