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Storie di “passi da gigante”

Storie di “passi da gigante”
novembre 18
10:27 2014

Il progetto Passi da Gigante, avviatosi nel Giugno 2012 e terminato nel Giugno del 2014, è stato realizzato dalla Cooperativa Sociale DiaLogos grazie all’iniziativa “Centro Anch’io” di Coop Adriatica.
La principale finalità del progetto è stata quella di sostenere ed accogliere i MSNA, ossia i minori stranieri non accompagnati, quei bambini e ragazzi provenienti da tutto il mondo, che lasciano il proprio paese d’origine da soli, senza genitori, né adulti ad accompagnarli.

Il lungo viaggio intrapreso da questi giovani è mosso della speranza di “salvare” se stessi e le loro famiglie e di migliorare le proprie aspettative di vita. Si tratta, infatti, nella gran parte dei casi, di minorenni che fuggono da gravi situazioni di guerra, da condizioni di degrado economico e sociale e da storie di persecuzione razziale e religiosa.

Il progetto ha realizzato percorsi personalizzati di inclusione sociale ed integrazione che permettessero di tracciare le basi per il futuro di questi giovani. Le attività, finanziate grazie alla solidarietà dei soci della Coop Adriatica, sono state varie: corsi per l’apprendimento della lingua italiana, offerta di spazi ludico-ricreativi (con la collaborazione del Centro Raketown), la realizzazione di percorsi di affido familiare (grazie alla collaborazione dell’Unità Minori dei Servizi Sociali e dell’équipe affidi del Comune di Forlì) e l’avviamento di processi di inserimento lavorativo mediante l’attivazione di borse-lavoro all’interno di aziende del territorio.

Come già accennato, del progetto hanno usufruito sia ragazzi ancora minorenni inseriti nelle comunità di accoglienza, sia maggiorenni che avevano già sperimentato l’esperienza comunitaria e che si trovavano per la prima volta ad affrontare il mondo come persone adulte ed indipendenti. Questi giovani, arrivati dall’Albania, dal Bangladesh e Pakistan, dalla Nigeria, Libia e Iran, hanno storie di vita spesso segnate da sofferenze personali, da difficoltà socio-economiche, da un contesto storico e culturale afflitto da guerre ancora in atto o da conflitti decennali le cui ripercussioni sono ancora ben visibili sulla popolazione.

Tra le diverse testimonianze spicca, soprattutto per i risvolti positivi che inducono quasi a pensare al lieto fine di una favola, quella di un giovane diciannovenne nigeriano che ha accettato di condividere con noi la sua esperienza:
S. O. è arrivato in Italia il 5 Maggio 2011 dopo un viaggio estremamente sofferto durato più di due mesi, che lo ha portato dalla Nigeria alla Libia, poi a Lampedusa. “Siamo partiti in 57 e quando siamo arrivati eravamo circa 22 persone”, ricorda con angoscia.

S. racconta di essere stato accolto prima in una comunità di Riccione, per poi essere trasferito, dopo quattro mesi, in una struttura di Forlì. Questo trasferimento si è rivelato fondamentale perché gli ha permesso, come lui dice, di “trovare la sua strada”. Durante la permanenza nella comunità forlivese, infatti, gli era stata offerta la possibilità di svolgere uno stage all’interno di un supermercato. Oltre all’impegno con cui S. ha affrontato questa esperienza di formazione, il risvolto più importante per lui è stato incontrare quelli che oggi – con gli occhi lucidi e la voce strozzata – ringrazia di poter chiamare mamma e papà. “Sono venuto qua in Italia e ho trovato la mia vita, come sognavo da bambino”.

S. ha confidato di aver sempre voluto studiare, ma la situazione difficile della sua famiglia ha reso impossibile la realizzazione di questo desiderio, di questo diritto. Così ha cominciato a vendere frutta e verdura per strada per sopravvivere, fino a quando, circa due anni dopo, ha deciso di cambiare città per cercare fortuna. Ha incontrato un professore che si è offerto di ospitarlo per sei mesi, ma un giorno, mentre continuava a lavorare come ambulante, è stato avvicinato da alcuni uomini che gli hanno offerto molti soldi. Sospettoso, S. si è rivolto al professore, il quale ha intuito l’intento dei malviventi di ingaggiare il giovane per organizzare un attacco kamikaze in una chiesa.

Pochi giorni dopo essersi rifiutato di collaborare, il professore è stato ucciso ed S. è stato costretto a fuggire in Niger (dove ha lavorato per un breve periodo in un ristorante), fino al trasferimento in Libia. Prima dello scoppio della guerra libica, la situazione di S. sembrava essersi almeno parzialmente stabilizzata, ma con gli scontri sempre più frequenti, è stato costretto a scappare nel deserto per nascondersi. Lui ed altri fuggiaschi sono stati catturati da alcuni militari che, dapprima li hanno tenuti segregati lasciando patire loro la fame e la sete, e poi li hanno costretti ad imbarcarsi per emigrare verso l’Europa.

Uno dei motivi principali per cui S. è profondamente legato e riconoscente nei confronti della sua famiglia italiana è proprio quello di avergli permesso di proseguire gli studi: ha frequentato con ottimi risultati la scuola professionale per elettricisti e, nel contempo, ha conseguito la licenza media presso il CTP, con l’ambizione di poter continuare anche con gli studi superiori.

Questa è solo una delle bellissime storie che sono nate e cresciute nel contesto del progetto Passi da Gigante e S.O. è solo uno dei ragazzi che, grazie a questa iniziativa, hanno avuto la possibilità e la fortuna di trovare in Italia una casa, un lavoro, una rete di sostegno, una famiglia e, in tanti casi, l’amicizia e il supporto di altri coetanei con lo stesso bagaglio di esperienze.

La buona riuscita del progetto è stata resa possibile anche grazie al supporto e alla collaborazione del Comune di Forlì, della Cooperativa Sociale Butterfly Onlus, dell’Associazione Onlus Arcobaleno e della Comunità di Accoglienza Maria Immacolata di Forlimpopoli.

di Alessandra Simone (Segni e Sogni)

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