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“Pipeline”: istantanee delle vittime di tratta

“Pipeline”: istantanee delle vittime di tratta
novembre 06
07:01 2014

“Pipeline” è un progetto fotografico portato avanti tra il 2006 ed il 2013 da Elena Perlino, membro dell’agenzia fotografica Picturetank di Parigi, che con questo lavoro ha voluto mostrare la realtà delle vittime di tratta in Italia provenienti da Benin City, in Nigeria, la città da cui provengono circa l’80% delle donne nigeriane costrette a prostituirsi.

Il titolo, che tradotto in italiano significa oleodotto, fa riferimento al modo in cui i giornali locali chiamano la rotta delle schiave sessuali. La Nigeria in particolar modo è tra i primi otto paesi al mondo per numero di esseri umani coinvolti nella tratta, secondo i dati dell’Unodc (United nations office on drugs and crime), dove il ‘reclutamento’ avviene o per acquisto della ragazza direttamente dalla famiglia o per rapimento. Il legame con la maman, principale sfruttatrice, condiziona il lavoro sulla strada, garantisce il controllo sul pesante debito da rimborsare e genera l’impossibilità d`integrarsi.

Il distacco dal luogo d’origine, che è il primo anello della catena di schiavitù e, al tempo stesso, l’unico contatto con il mondo e la cultura di provenienza, diventa il primo passo verso la liberazione. Nel percorso di affrancamento dallo sfruttamento a scopo sessuale intervengono le unità di strada, i centri d’accoglienza e non ultimi i clienti stessi, il cui ruolo diventa duplice. Da una parte, infatti, essi alimentano il flusso delle donne nigeriane in Italia, dall`altra costituiscono spesso una risorsa per le donne nel difficile percorso di riscatto dallo sfruttamento.

Sono state 30.146 le vittime di tratta di esseri umani registrate in UE fra il 2010 e il 2012, di cui un quinto in Italia, con ben 6.572 casi secondo la commissaria uscente agli Affari interni e alla giustizia, Cecilia Malmstrom.

“Pipeline” vuole così raccontare attraverso le immagini le storie di queste donne costrette a prostituirsi, all’interno del loro contesto quotidiano in città come Torino, Genova, Roma, Napoli e Palermo. Le si vede ritratte tra chiese pentecostali, club nigeriani, sulla strada e nei centri di detenzione temporanea per mostrare la complessità e le contraddizioni che si celano dietro il percorso migratorio delle donne nigeriane nel nostro Paese, spesso fortemente voluto dalle famiglie d’origine.
“Pipeline” si è aggiudicata la candidatura per il Magnum Emergency Fund, oltre al sostegno di Open Society Foundation.

(www.redattoresociale.it)

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