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Le seconde generazioni di Forlì: “loro con noi e noi con loro”

Le seconde generazioni di Forlì: “loro con noi e noi con loro”
novembre 13
07:05 2014

Fiduciosi nelle loro possibilità, determinati a realizzare se stessi, sicuri che il luogo dove trascorreranno la vita è l’Italia, che percepiscono come loro patria: è questo il quadro tracciato dal Rapporto di ricerca “Le seconde generazioni a Forlì”, realizzato dall’equipe dell’Università di Bologna, sede di Forlì, coordinata da M. De Bernart e A. Martelli, con l’apporto della Caritas diocesana di Forlì Bertinoro, del Servizio Migrantes e dell’Associazione Incontri, sede forlivese.

La ricerca ha indagato la condizione di vita di tanti giovani migranti nati in Italia, o giunti molto piccoli, e che hanno quindi svolto almeno un ciclo di scuole nella città di Forlì, confrontandone la condizione con quella dei loro coetanei italiani.
Il campione di riferimento ha riguardato 1026 giovani, di cui il 18% sono nati all’estero e il 13,5 % risulta senza cittadinanza italiana. Tra gli intervistati il 9,3% sono cittadini italiani con almeno un genitore nato all’estero.

Dalla ricerca emerge che i giovani di seconda generazione si confrontano con situazioni di vita più complicate rispetto ai loro coetanei italiani: a volte si tratta di problemi economici, derivanti dal fatto che in famiglia entra un solo stipendio mentre a volte si tratta di gestire equilibri familiari fragili, come nel caso di nuclei mono genitoriali.
Per tutti, però, si pone il tema del rapporto tra la cultura familiare e quella vissuta nel paese di accoglienza: “nonostante un generale apprezzamento da parte dei ragazzi nei confronti dei genitori”- recita il rapporto- “la non trascurabile percentuale di coloro che percepiscono una sorta di distacco dai genitori… evidenzia come un concetto di integrazione rigidamente inteso come assimilazione possa generare rilevanti tensioni interne all’animo dei ragazzi”.
In altre parole, se il contesto culturale e sociale italiano non si apre a un dialogo interculturale, avremo giovani di seconda generazione in bilico tra una lingua e cultura d’origine non riconosciuta dal contesto di arrivo e la cultura del luogo di vita, che pure non possono reinterpretare dal loro nuovo e creativo punto di vista.

Il secondo aspetto descritto dalla ricerca, rilevante per le sue possibili conseguenze a livello sociale, sta nel fatto che le ragazze e i ragazzi di seconda generazione, pur consapevoli delle difficoltà del processo di integrazione, si percepiscono già con una identità italiana o mista, italiana e del paese d’origine. “Loro con noi, e noi con loro” – si legge nel rapporto – “stiamo costruendo un senso nuovo dell’italianità e dell’europeità, che precede quello giuridico … si tratta di una comunità di destino, una complessa molteplicità di percorsi quotidiani, di incontri non scontati, di assunzione di responsabilità reciproche e di solidarietà”.

Il rapporto sottolinea come, di fronte a tanti giovani migranti che vivono in modo nuovo il loro impegno civile, le istituzioni pubbliche abbiano il dovere di adeguare, a favore di questa parte della popolazione, l’acquisizione della cittadinanza giuridica.

“Sarebbe paradossale” – conclude il rapporto – “ che mentre le ragazze e i ragazzi figli di immigrati che nascono e crescono tra noi ci aiutano a ritrovare il senso del nostro stesso convivere, … noi, e le politiche pubbliche per noi, continuassimo ad umiliarli tardando ancora a dare risposte o dando risposte inadeguate”.

di Fulvia Fabbri (Segni e Sogni)

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