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Calcio e razzismo a Forlì

Calcio e razzismo a Forlì
novembre 11
07:01 2014

Il Casablanca, storica squadra di calcio nata nel 2002 grazie ad un gruppo di giovani italiani originari del Marocco, non ha ancora digerito il “doppiopesismo” della giustizia sportiva rispetto all’episodio di razzismo finito al centro delle cronache nazionali in primavera.
Il giudice, da un lato, ha sanzionato il Casablanca per un disguido amministrativo, mentre dall’altro ha graziato gli epiteti razzisti, volati durante la partita a 11 con il club “Juventinità” di Forlimpopoli.

Non sembra inopportuno ricordare che in Italia, anche il presidente della Figc (Federazione Italiana Giuoco Calcio), lo sport più popolare del Belpaese, Carlo Tavecchio, è stato sospeso per sei mesi dalla Uefa per aver apostrofato come “mangia banane” Opti Poba e i calciatori africani.
Anche qui, dove non è arrivata la giustizia sportiva italiana è arrivata quella europea che ha sanzionato il presidente Tavecchio per violazione di norme anti-discriminatorie nel calcio. “Capita spesso durante le partite – ha spiegato il presidente del Casablanca, Farouk Rahel – di sentire qualche insulto ma, in questo caso, sono state proferite offese a sfondo razziale. Le hanno ascoltate tutti anche l’arbitro che, però, non le ha messe a referto. Altre società giustificano chi insulta dicendo che non bisogna offendersi. Ci siamo stancati di tutto questo e non ci siamo più iscritti al campionato”.

A seguito dell’episodio, il sindaco uscente di Forlì, Roberto Balzani, ha prontamente donato al Casablanca il sigillo di Caterina Sforza in segno di accoglienza e di lotta al razzismo.
La notizia, rimbalzata sui Media nazionali, è giunta anche alla Lega Europea Musulmana che ha deciso di insignire il Casablanca con una laurea honoris causa “Per la Pace contro il Razzismo”.

Alcuni calciatori e dirigenti del Casablanca sono stati premiati nel corso della conferenza internazionale, dal titolo “Armonia o scontro fra religioni?”, tenutasi in estate nella grande moschea di Roma, alla presenza di politici e ambasciatori italiani di Giordania, Marocco, Sudan, Kuwait e Arabia Saudita, oltre che del presidente della Lega Europea Musulmana, Alfredo Maiolese.

di Armando dell’Annunziata (Segni e Sogni)

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