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Dossier Immigrazione Unar-Idos 2014: Emilia Romagna tra pregiudizi e integrazione

Dossier Immigrazione Unar-Idos 2014: Emilia Romagna tra pregiudizi e integrazione
ottobre 31
14:49 2014

“Clandestini”, “zingari”, “negri”: su oltre 1.142 casi di discriminazione registrati dall’Unar nel 2013 la stragrande maggioranza (cioè il 68,7 per cento) è costituita da insulti, atteggiamenti e comportamenti xenofobi che discriminano su base etnico – razziale.
A sottolinearlo è il dossier immigrazione 2014, realizzato dal centro studi e ricerche Idos, in collaborazione con lo stesso Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali (Unar) e presentato il 29 ottobre scorso a Bologna.

In particolare il dossier mette in rilievo come molto spesso queste discriminazioni siano veicolate dai mezzi di informazione, ma anche dai social network, fino ai casi di vera e propria discriminazione istituzionale.

I social network sono dunque al centro delle nuove pratiche xenofobe. Secondo il rapporto, nel corso del 2013 la dimensione economica, politica e istituzionale che negli scorsi anni aveva avuto un forte ruolo nell’alimentare o legittimare le discriminazioni, appare ridimensionata rispetto al peso ricoperto invece dai canali dei social network e dalle tensioni ed attriti sociali e interpersonali.
“Il dato fa ipotizzare che, in un contesto storico di profondo disagio economico e precarietà delle opportunità per tutti, si assista ad un innalzamento della xenofobia come chiave di canalizzazione di un malessere sociale più ampio, filtrato e orientato da pregiudizi e stereotipi” si legge nel rapporto.

Per il quarto anno consecutivo i mass-media rappresentano il fronte più frequente di identificazione o segnalazione all’Unar di casi di discriminazione, arrivando al 34,2 per cento degli eventi, ma questo incremento, riscontrato soprattutto nei new media, fa riflettere sulla forza dirompente che l’odio razziale può assumere nell’anonimato del Web.

Questo dato fa riflettere, per quanto riguarda l’Emilia Romagna, anche sui motivi per i quali anche dopo la firma del Protocollo d’Intesa sulla Comunicazione Interculturale, alcuni mezzi di comunicazione ancora presentino un’alta percentuale di discriminazione.
Uno dei motivi è sicuramente il fatto che in Emilia Romagna, e in Italia in generale, il controllo del rispetto delle linee guida della Carta di Roma sia ancora inefficace.
Una maggiore crescita e diffusione dei new media specializzati nella comunicazione interculturale sarebbe inoltre di grande aiuto nel miglioramento di questa situazione, e sarebbe per lo meno auspicabile un maggior numero di esperti in materia di comunicazione e intercultura all’interno dei mezzi di comunicazione main stream, e soprattutto una coscienza e sensibilità maggiore, da parte di tutti i  giornalisti, italiani e non, nella trattazione di tutte le notizie riguardanti questo tema.

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