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Cleophas Adrien Dioma: “Non scappate, ma viaggiate”

Cleophas Adrien Dioma: “Non scappate, ma viaggiate”
ottobre 02
07:00 2014

Cleophas Adrien Dioma è uno scrittore e un documentarista italiano, nato in Burkina Faso nel 1972.
Vive in Italia da 14 anni, prima a Napoli dove ha lavorato e vissuto per due anni senza permesso di soggiorno, poi a Parma dove vive tutt’ora. Inoltre collabora come cronista per Internazionale e Repubblica.
Proprio in quella che definisce la sua città natale, Parma, ha fondato e dirige il festival Ottobre Africano.
Cleophas Adrien Dioma, divenuto ormai una figura di spicco della vita culturale italiana, ha risposto ad alcune nostre domande.

Quale luogo chiama “casa”?
La casa è dove stai bene. Dove quando apri la porte ti senti libero. L’immigrato, io, ha sempre due case; quella della nostalgia: il paese di origine e quella della realtà: il paese di accoglienza. Sono sempre due luoghi che comunque ti appartengono.

Cosa l’ha portato alla scrittura?
La voglia di parlare. Il non parlare la lingua italiana. Quando sono arrivato non parlavo italiano. La scrittura è stata amica, ho scritto per continuare a sognare. Per sopravvivere, poi pian piano facendo vedere i miei testi agli amici ho iniziato a condividere i miei pensieri, quello che ero. A me la scrittura ha salvato.

Qual è il suo messaggio alle persone che decidono di intraprendere un viaggio verso un posto secondo loro migliore?
Di sognare. E’ difficile dire di non partire. Io non posso dirlo, posso solo dire di non solo sognare, ma di cercare prima le informazione giuste. Non bisogna andarsene per la rabbia o la disperazione, ma andarsene per un sogno. Molti di noi, io compreso, siamo andati via con rabbia, senza sapere. E molti ne hanno pagato il prezzo molto caro.

Un pensiero a chi non è mai emigrato verso alcun luogo?
Di non scappare, ma viaggiare. Alle persone del sud è vietato il viaggio come sogno, come curiosità, come scoperta. dovremmo viaggiare per scoprire, conoscere, capire e poi decidere.

Una persona che ha fatto tutta la sua strada come può contribuire al miglioramento della posizione dei migranti in Italia?
Facendo cultura, partecipando agli eventi, dando esempio, incontrando i giovani, raccontando la sua storia e comunicando. Tante cose possiamo fare noi che abbiamo fatto tutta quella strada per arrivare e vivere qui.

Come si costruisce l’identità italiana?
Incontrando persone. L’identità è qualcosa che evolve: nasci e “incontri” i membri della tua famiglia, poi incontri il quartiere, la città, il paese, i paesi. Conosci, cresci e diventi. Per me l’identità si costruisce con l’incontro e la conoscenza.

Di che tipo di immigrati ha bisogno l’Italia?
L’Italia ha bisogno di persone: uomini, donne e bambini, non di immigrati. Noi siamo persone. Siamo persone utili a questo paese con il nostro lavoro, il nostro impegno e la nostra presenza. Dunque non mi faccio mai questa domanda, questo paese appartiene all’umanità e noi siamo esseri umani.

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Zineb Naini

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