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Antonio Di Stefano: da rapper a scrittore

Antonio Di Stefano: da rapper a scrittore
ottobre 07
07:07 2014

Antonio Di Stefano, in arte Nashy, è un giovane rapper di successo. E’ nato in Italia da genitori angolani, ha solamente ventidue anni e a giugno ha pubblicato il suo primo libro intitolato “Fuori Piove. Dentro pure. Passo a prenderti?”, che in questi giorni ha raggiunto più di 6000 download. Si perchè, come ogni giovane che si rispetti, il libro l’ha messo in vendita prima su internet.
Ora Di Stefano sta girando l’Italia per presentarlo e, come previsto, anche le copie in formato standard, cioè cartacee, stanno andando a ruba, tanto da aver suscitato anche l’interesse di grandi editori nazionali.
Lo abbiamo incontrato per capire meglio il segreto di questo ragazzo di successo.

Cosa ti ha spinto a scrivere il libro?
Sono stato fidanzato con una ragazza italiana per 10 mesi,  per 6 mesi di questi abbiamo dovuto nasconderci perché la sua famiglia non mi accettava per quello che sono.
Volevo dimostrare loro che sono un ragazzo capace e che mi giudicavano male. Ma quando ho iniziato a scrivere, ho capito che scrivere mi piaceva, mi faceva stare bene. Potevo veramente cambiare la mia vita con la scrittura e, alla fine, certe cattiverie non avevano più alcuna importanza.

Non credi che il senso di inadeguatezza che molti ragazzi stranieri provano è comune anche a molti ragazzi italiani?
Infatti il razzismo per me non è legato al colore della pelle ma alla presunzione di sapere meglio chi vale di più e chi invece di meno. È questo tipo di razzismo che vorrei combattere. Tutti siamo diversi ma tutti viviamo le stesse emozioni. Proprio per questo ho messo nel mio libro diverse storie; c’è chi soffre per il colore della pelle, chi per un amore finito male, chi per l’anoressia. Ognuno di noi combatte le proprie guerre. Per questo il messaggio che voglio trasmettere con il libro è “prima di giudicare cerca di conoscere e capire”.

La diversità intesa come valore e non come un limite?                                                                                                Oggi mi sento diverso non perché sono nero ma perché ho scritto un libro che piace a tante persone. Credo sia importante per cercare di uscire dal proprio piccolo mondo e aprirsi alle diversità perché le persone “diverse” sono quelle che riescono a trasmettere emozioni vere e uniche agli altri. Credo che essere “uguali” come i prodotti in vendita al supermercato sia molto triste. Secondo me le scuole per prime dovrebbero promuovere il valore della diversità.
A scuola non si insegna che ognuno di noi ha una propria identità, una storia diversa, che ognuno di uno di noi è importante. Secondo questo sistema scolastico ci sono i ragazzi “giusti” e quelli “sbagliati”. Non va bene! Questa visione semplificata delle persone mi fa arrabbiare, perché sviluppa nei ragazzi complessi e sensi di inferiorità.

Hai scritto il libro e hai deciso di pubblicarlo e promuoverlo senza appoggiarti alle case editrici, come mai?
Volevo portare un esempio che da soli possiamo fare tante cose. In ognuno di noi ci sono enormi potenzialità. Io credo in me, credo nell’uomo che c’è in me.
L’uomo può fare tanto da solo, ma in realtà non è mai solo perché dietro le sue azioni ci sono le persone che lo hanno ispirato ad agire e a credere in quello che fa. E sicuramente a ispirare un uomo è stato un “qualcuno di davvero incredibile”;una madre , un padre, un amico. Mi chiedo chi abbia ispirato Nelson Mandela o Paolo Borsellino. Non credo che esistano eroi ma credo che esistano le persone ispirate e vorrei anche io essere un fonte d’ispirazione per qualcuno.

Monika Poznasnka
Città Meticcia

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