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Vittime di tratta e richiedenti protezione internazionale: soggetti vulnerabili e reali possibilità di tutela

Vittime di tratta e richiedenti protezione internazionale: soggetti vulnerabili e reali possibilità di tutela
maggio 27
13:46 2014

La tratta di essere umani è uno dei fenomeni più ignobili e tristemente diffusi di questi anni, che si fonda sul bisogno e la disperazione delle persone e che si estrinseca in modi diversi, subdoli, nuovi o antichi. La tratta si occupa di accattonaggio, di portare bambini a chi desideri una adozione fuori dal rispetto delle regole del diritto internazionale, di fornire organi a chi pensa che si tratti di un libero mercato, di ridurre in schiavitù le persone per asservirle al lavoro come avveniva in passato e come, si pensava, non sarebbe mai più accaduto.

La materia è articolata e complessa e se ne può dare solo qualche cenno, in questo caso per segnalare che l’Unione Europea ha emanato una importante direttiva per uniformare le normative degli Stati Membri, concentrandosi sulla repressione delle condotte e, soprattutto, sulla protezione alle vittime.

La direttiva in questione è la 2011/36/UE ed è stata recepita con il decreto legislativo n. 24/2014, in vigore dallo scorso 28 marzo.

La nuova legge, pur presentando lacune sulle quali vale la pena riflettere, introduce alcune importanti modifiche alla normativa per contrastare e prevenire il reato di tratta, un fenomeno che anche in Italia richiede costante impegno da parte delle istituzioni ed una solida preparazione degli operatori che si occupano di tutela e assistenza. Una delle modifiche introdotte dalla direttiva recentemente trasposta riguarda una maggiore forza e portata delle norme penali: sono stati infatti modificati gli art. 600 e 601 del codice penale, aggiungendo allo sfruttamento sessuale anche il prelievo di organi.

Il nuovo articolo 600 punirà chiunque riduca una persona in stato di soggezione continuativa costringendola a prestazioni lavorative, sessuali, di accattonaggio ma anche (qui la novità della legge) ad eventuali attività illecite comprendendo quindi anche attività come furto e spaccio, oltre al grave sfruttamento lavorativo.

 

Vulnerabilità

Proprio al fine di tutelare le vittime di tratta, il decreto legislativo introduce il concetto di vulnerabilità,che descrive gruppi di persone che sono particolarmente bisognose di tutela, come i minori, donne in stato di gravidanza, persone che hanno disturbi psichici, che hanno subito torture o violenze psicologiche, fisiche, sessuali o di genere. Queste persone, una volta finite nella rete degli sfruttatori, potrebbero commettere dei reati o apparire consenzienti alla situazione di sfruttamento di cui vittime.

La legge stabilisce che il consenso prestato dai soggetti vulnerabili è irrilevante, cioè non può essere “preso sul serio” con tutte le conseguenze, anche negative, che potrebbero capitare.
Si pensi a chi viene costretto a rubare e si comporta come se fosse in accordo con gli sfruttatori, per cui potrebbe a sua volta venir processato e condannato.
Non è pensabile che chi viene messo in condizione di soggezione, tanto da indursi a subire certe situazioni, possa dare un consenso reale al compimento di reati. In questo senso la normativa introduce un elemento che, si spera, potrà essere di grande sostegno alle vittime.

Attualmente chi è stato vittima di tratta ha diritto ad essere inserito in speciali percorsi (art. 13 della legge 228/2003 oppure art. 18 d.lgs 286/98) indipendentemente da eventuali denunce o dalla collaborazione con l’Autorità giudiziaria e il decreto punta a rafforzare tali misure.
Purtroppo vi sono anche dei punti insoddisfacenti: per esempio si prevede l’adozione di uno speciale Piano nazionale d’azione contro la tratta (art. 9 del suddetto decreto), che però dovrà essere ulteriormente sviluppato non si sa con quali tempi, mentre la norma che prevede un indennizzo a favore delle vittime di tratta lo limita alla somma di soli euro 1.500, che potrà essere erogata solo alla fine di tutti i gradi di giudizio e al netto di altre somme, eventualmente già erogate, a qualunque titolo, da soggetti pubblici.

 

 

Il tema del supporto alle vittime di tratta è stato al centro di alcune lezioni tenutesi a Bologna nell’ambito del progetto europeo “No Tratta”, l’ultima delle quali il 6 maggio scorso. Nel corso degli incontri è emerso che esistono diversi punti di contatto tra le vittime di tratta ed i richiedenti asilo, accomunati proprio dalla situazione di vulnerabilità in cui si trovano. Il confronto tra l’esperienza degli operatori che lavorano sul territorio nazionale ha dimostrato che spesso le competenze si sovrappongono, ed ha messo in luce la necessità di partire dalla specificità delle diverse storie personali per poter attivare dei progetti di tutela il più mirati possibile: può infatti accadere che un richiedente asilo, soggetto vulnerabile, divenga poi vittima di sfruttamento, oppure che chi è vittima di tratta – si pensi in particolare a chi appartiene ad un particolare gruppo sociale, quale le donne di una determinata etnia o nazionalità costrette alla prostituzione-, abbia titolo ad accedere a forme di protezione internazionale che prevedono, in alcuni casi, una tutela più ampia.

Per fare un esempio, una donna nigeriana vittima di tratta per sfruttamento della prostituzione, potrebbe avere un permesso di soggiorno della durata di 18 mesi, in virtù della sua particolare posizione, che dovrebbe poi essere convertito in un permesso per lavoro alla prima scadenza.

Tuttavia, dal momento che se rientrasse in patria, vista la situazione vissuta, la stessa donna potrebbe diventare vittima di discriminazioni, e la sua stessa famiglia potrebbe subire minacce per la particolare ramificazione delle organizzazioni criminali, potrebbe essere fatta richiesta anche di protezione internazionale, concedibile in varie forme, e che potrebbe garantirle un permesso di soggiorno della durata fino a 5 anni, rinnovabile anche senza un lavoro e che le permetterebbe di ricongiungere i familiari.

Trattandosi di una modifica normativa recente sarà possibile verificarne nei prossimi mesi l’efficacia effettiva.

 

Avv. Paola Urbinati
Dott.ssa Benedetta Mangialardo

Credits: immagine – The slave chain, Little Popo, 1849 – tratta da http://www.brh.org.uk/

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Stefano Rossini

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