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Gli stranieri e la liberazione d’Italia

Gli stranieri e la liberazione d’Italia
aprile 24
11:20 2014

Il 25 Aprile è una data a cui pochissime persone in Italia non riescono a dare un valore, o per lo meno una ragion d’esistere come festa nazionale.
Il 25 aprile di questo 2014 è il 69esimo in cui si festeggia la dolorosa riconquista della libertà, libertà dai nazisti tedeschi, dai fascisti italiani e da un razzismo profondo. Nel territorio emiliano si è sempre dato molto peso a questa ricorrenza, i sopravvissuti ricordano a coloro nati decenni dopo cosa fosse stato vivere sotto occupazione, oppressione e paura.
Ricordano a tutti noi, ogni anno, come dopo le tragedie di quegli anni di guerra si fosse detto e ripetuto “mai più!”.
Probabilmente a nessuno come a alle migliaia di persone di origini straniere che vivono in Emilia quel “mai più!” suona irrisorio, falso perché hanno vissuto sulla propria pelle proprio il contrario di quel “mai più!”, non 70 anni fa ma ieri.
Nelle tante celebrazioni svolte nella regione, però, la presenza di stranieri o figli di stranieri è minima.

Nora, italiana di origini marocchine, studentessa di giurisprudenza e sempre attenta alle questioni politiche e sociali del suo territorio, spiega questa assenza come “un pesante vuoto nella costruzione dell’identità delle seconde generazioni e nelle persone che sono qui proprio in seguito a persecuzioni avvenute nel proprio paese natio. Questo”, continua Nora, “è un segnale preoccupante di autoesclusione dalla storia dell’Italia, che a dire però di molti giovani fa parte della propria storia”.

Questo vuoto di partecipazione nella storia dell’Italia è probabilmente di poca durata ancora, in tutta Italia, e soprattutto nella regione Emilia Romagna, si sta muovendo un discreto gruppo di persone, di origini straniere, soprattutto giovani che hanno studiato approfonditamente la storia dell’Italia e della liberazione, e che se ne sentono parte integrante, come ad esempio Zakaria, ora studente universitario a Parigi, ma nato e cresciuto a Bologna, che ricorda come qualche anno fa fu invitato dalla comunità del paesino di provincia dove è cresciuto come portabandiera nella cerimonia del 25 Aprile, a capo dei sopravvissuti.
Esempio questo di profondo senso dell’appartenenza a 360° al presente e al passato dell’Italia.

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Zineb Naini

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