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Accodo di integrazione: l’Italia non s’è desta!

Accodo di integrazione: l’Italia non s’è desta!
aprile 11
16:53 2014

Il 7 aprile scorso si è svolto a Bologna, presso il CD Lei (Centro di Documentazione Laboratorio per un’Educazione Interculturale) il primo seminario di riflessione e aggiornamento sull’Accordo di Integrazione, chiamato anche il “Permesso a Punti”.

A due anni dalla sua entrata in vigore, il viceprefetto Claudia Bovini, responsabile dello Sportello Unico Immigrazione presso la Prefettura di Bologna, ha dato un quadro preciso sugli esiti degli Accordi finora sottoscritti e sul numero dei procedimenti in fase di conclusione, che è decisamente basso.

Ricordiamo che dal 10 marzo 2012 i cittadini stranieri extracomunitari che entrano per la prima volta in Italia devono sottoscrivere l’Accordo di integrazione al momento della richiesta del permesso di soggiorno presso lo Sportello Unico della Prefettura o presso la Questura competente, tranne: i richiedenti asilo, coloro che arrivano a seguito di ricongiungimento familiare, i minori non accompagnati, i portatori di handicap e le vittime della tratta.

L’Accordo dura 2 anni, durante i quali il cittadino straniero si impegna a ottenere i 30 punti (o “crediti”) necessari. Per ottenere questi punti, occorre presentare certificati di conoscenza della lingua e della cultura italiana, oppure sottoporsi ad apposito test effettuato a cura dello Sportello Unico anche presso i centri per l’istruzione degli adulti (CTP). Altri crediti sono accumulabili attraverso titoli di studio conseguiti in Italia, attività economico-imprenditoriali, scelta del medico di base; attività di volontariato o partecipazione alla vita sociale; aver sottoscritto contratti legati all’abitazione; aver partecipato a corsi di formazione anche nel Paese di origine.

Al contrario, i punti possono essere tolti a causa di provvedimenti giudiziari, o illeciti amministrativi e tributari. Gli elenchi dei crediti accumulabili o decurtabili sono disponibili presso il settore Sanità Sociale della Provincia di Bologna.

La viceprefetto afferma che, di circa 2.000 accordi stipulati, solo un paio sono le procedure che stanno percorrendo l’iter previsto. I motivi di tale andamento sono vari, ma sembrano soprattutto legati ai continui spostamenti e variazioni di domicilio degli stranieri, cosa che rende impossibile dare corretto seguito alle procedure. A questo, si aggiungono difficoltà oggettive a interpretare, valutare e accertare la completezza e congruenza delle documentazioni presentate, proprio perché si tratta ancora di adempimenti nuovi, e non di prassi consuete. Sembra comunque, sempre nelle parole della viceprefetto Bovini, che per ora la mancata regolare prosecuzione delle pratiche dell’Accordo non comporti alcuna penalizzazione per la concessione del rinnovo del permesso di soggiorno, in presenza, ovviamente, dei requisiti per il suo regolare rilascio.

Questo ci fa riflettere, naturalmente, sul difficile e ancora maldestro tentativo italiano di uniformarsi agli standard europei nei settori della legalità e del civismo, e sulla sua dualità. Da una parte, una legislazione propositiva volta a supportare gli immigrati e a renderli giustamente coscienti delle regole e degli adempimenti dei cittadini tutti che abitano il suolo italiano; dall’altra, la fumosità, dispersione e lentezza delle procedure e della burocrazia, che mai sta neanche lontanamente al passo con le necessità reali della vita delle persone.

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Alessandra Lazzari

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