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Centri di identificazione ed espulsione (CIE)

Centri di identificazione ed espulsione (CIE)
marzo 08
22:41 2014

Utilità sociale o violazione dei diritti umani? L’eterno dibattito sui Cie (Centri di identificazione ed espulsione) ritorna anche a Bologna. Sulla riapertura della struttura di via Mattei il prefetto Ennio Mario Sodano e il sindaco Virginio Merola, supportato dal senatore Pd Sergio Lo Giudice, sono in disaccordo. D’altronde il nuovo capo della Prefettura, appena arrivato in città, ancor prima di disfare i bagagli, aveva già annunciato la possibile riapertura del centro di “accoglienza” bolognese. Una decisione, quella di ridare vita alla struttura, che era nell’aria già da tempo. Qualche mese prima dell’insediamento di Sodano, infatti, gli attivisti del Tpo avevano già organizzato cortei e manifestazioni per dire “no” alla riapertura del centro. Ma cosa sono esattamente i Cie?

Quelli che una volta venivano chiamati centri di permanenza temporanea (Ctp) sono strutture previste dalla legge italiana. Hanno la funzione di trattenere gli stranieri sottoposti a provvedimenti di espulsione, in attesa di essere accompagnati (coattivamente) alla frontiera. Prima della loro apertura non era previsto, in Italia, che qualcuno venisse di fatto tenuto “prigioniero” se non a seguito della violazione di norme penali. Quanti vi soggiornano, infatti, i cosiddetti ospiti della struttura, non sono considerati detenuti dal nostro ordinamento (anche se di fatto subiscono una privazione della libertà personale). Questa prima anomalia giuridica ha suscitato aspre critiche nei confronti dei centri, molto prima degli avvenimenti dei mesi scorsi, quando un servizio del Tg2 ha mostrato al mondo intero i corpi nudi dei migranti sottoposti al trattamento antiscabbia nel Cie di Lampedusa.

La maggior parte dei 12 centri attivi in Italia (13 contando anche la caserma Chiarini prossima alla riapertura a Bologna) è gestita dalla Croce Rossa, mentre il resto delle strutture sono sotto la giurisdizione di cooperative e associazioni, fondate proprio per supervisionare il loro funzionamento. I centri, inoltre, non sono diversi l’uno dall’altro solo sotto il profilo gestionale, ma si differenziano anche per il tipo di edificio che li ospita. Caserme, fabbriche dismesse e ospizi sono stati appositamente convertiti per trattenere gli stranieri in attesa del foglio di via, a riprova del fatto che i centri sono nati per far fronte alle emergenze e senza un piano razionale alla base.

Giovanni Panebianco (lastefani.it)

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